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PS
209
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299
PS
4.1%
4.7%
5.3%
5.8%
ATT
14
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18
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ATT
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DIF
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DIF
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6.6%
7.3%
Tasso di CRIT
2.7%
3.1%
3.5%
3.9%
DAN da CRIT
5.4%
6.2%
7.0%
7.8%
Ricarica di energia
4.5%
5.2%
5.8%
6.5%
Maestria elementale
16
19
21
23
Story
Fragranza dal cielo
Le sfere celesti conferirono alla loro emissaria un fiore che non avvizzisce: da un destino imperituro nacque la cupidigia. Fu un'epoca d'oro sopravvissuta solo nei ricordi di un mondo ormai perduto, un'era in cui ogni scelta era concessa.
La prima razza a varcare il vuoto portava con sé una preziosa innocenza, mentre i popoli appena nati del giovane universo sperperavano le loro benedizioni senza alcun freno.
Nel corso di miliardi di anni, i fuochi della civiltà illuminarono le stelle infinite, e le traiettorie delle astronavi unirono innumerevoli portali stellari.
Avventure, conquiste e leggende oltre ogni dire si susseguivano senza fine nel mare di stelle.
Fino a quando il destino del cosmo non fu reciso filo dopo filo, e giganti e nane andarono incontro alla medesima fine.
All'inizio, altro non era che un'isteria collettiva o il dissolversi di un sogno. Poi, nel silenzio della notte, un'intera civiltà venne cancellata.
In seguito, delle stelle nane estinte solcarono il firmamento come lacrime, e le braci di soli ormai spenti deformarono il tessuto stesso dello spazio.
Fu solo quando intere galassie evaporarono in un vuoto più profondo dell'oscurità stessa che l'umanità comprese finalmente la portata di quella catastrofe.
I discendenti degli antichi si levarono in segno di sfida e, nel corso dei milioni di anni che seguirono, conquistarono il tempo e lo spazio.
Eppure, più si spingevano verso l'ignoto, più comprendevano la futilità e il dolore della loro battaglia.
Le civiltà, un tempo gloriose, che si erano messe in viaggio insieme a loro erano ormai svanite da tempo senza lasciare traccia.
Per sfuggire all'annientamento che un giorno li avrebbe inghiottiti tutti, quei pionieri, un tempo appassionati, sigillarono i passaggi che attraversavano il cosmo.
Si ritirarono nei vuoti giganti di numerose galassie, ai confini della percezione dove la luce non arriva, aggrappandosi all'ultima flebile traccia di speranza.
I primi popoli che avevano dominato i leptoni inviarono dei cronisti verso i limiti della materia barionica, nella speranza di trovare risposte nell'ultima particella dell'esistenza.
Mentre la luce delle stelle ruotava e i segnalatori sulle mappe stellari si spegnevano uno dopo l'altro, essi estesero infine le loro sonde fino alla fine del tempo.
Lì, ogni luce era svanita e ogni possibilità esaurita. Persino le più sottili particelle di polvere si erano disperse.
Non c'era alcun punto di svolta, nessun miracolo da trovare. Alla fine del destino, tutto ciò che rimaneva era un vuoto di caos totale e buio.
Ogni equazione scoperta e ogni costante definita ora proclamavano in silenzio la loro fine.
Fu in quel momento che la loro storia giunse al termine.
Forse, in fin dei conti, quella cosiddetta stirpe che aveva trasceso il tempo non era altro che un gruppo di prigionieri a guardia di un cimitero di stelle.
Per quanto un mondo o una civiltà possa brillare, alla fine cadrà sempre nella rovina predestinata, in preda alla disperazione.
Eppure, perché la viaggiatrice che vaga nel vuoto sogna ancora un drago e un piccolo e fragile mondo?
Dopo innumerevoli millenni di silenziosa contemplazione, poco prima che la fine potesse raggiungerla, la viaggiatrice addormentata si risvegliò...
La prima razza a varcare il vuoto portava con sé una preziosa innocenza, mentre i popoli appena nati del giovane universo sperperavano le loro benedizioni senza alcun freno.
Nel corso di miliardi di anni, i fuochi della civiltà illuminarono le stelle infinite, e le traiettorie delle astronavi unirono innumerevoli portali stellari.
Avventure, conquiste e leggende oltre ogni dire si susseguivano senza fine nel mare di stelle.
Fino a quando il destino del cosmo non fu reciso filo dopo filo, e giganti e nane andarono incontro alla medesima fine.
All'inizio, altro non era che un'isteria collettiva o il dissolversi di un sogno. Poi, nel silenzio della notte, un'intera civiltà venne cancellata.
In seguito, delle stelle nane estinte solcarono il firmamento come lacrime, e le braci di soli ormai spenti deformarono il tessuto stesso dello spazio.
Fu solo quando intere galassie evaporarono in un vuoto più profondo dell'oscurità stessa che l'umanità comprese finalmente la portata di quella catastrofe.
I discendenti degli antichi si levarono in segno di sfida e, nel corso dei milioni di anni che seguirono, conquistarono il tempo e lo spazio.
Eppure, più si spingevano verso l'ignoto, più comprendevano la futilità e il dolore della loro battaglia.
Le civiltà, un tempo gloriose, che si erano messe in viaggio insieme a loro erano ormai svanite da tempo senza lasciare traccia.
Per sfuggire all'annientamento che un giorno li avrebbe inghiottiti tutti, quei pionieri, un tempo appassionati, sigillarono i passaggi che attraversavano il cosmo.
Si ritirarono nei vuoti giganti di numerose galassie, ai confini della percezione dove la luce non arriva, aggrappandosi all'ultima flebile traccia di speranza.
I primi popoli che avevano dominato i leptoni inviarono dei cronisti verso i limiti della materia barionica, nella speranza di trovare risposte nell'ultima particella dell'esistenza.
Mentre la luce delle stelle ruotava e i segnalatori sulle mappe stellari si spegnevano uno dopo l'altro, essi estesero infine le loro sonde fino alla fine del tempo.
Lì, ogni luce era svanita e ogni possibilità esaurita. Persino le più sottili particelle di polvere si erano disperse.
Non c'era alcun punto di svolta, nessun miracolo da trovare. Alla fine del destino, tutto ciò che rimaneva era un vuoto di caos totale e buio.
Ogni equazione scoperta e ogni costante definita ora proclamavano in silenzio la loro fine.
Fu in quel momento che la loro storia giunse al termine.
Forse, in fin dei conti, quella cosiddetta stirpe che aveva trasceso il tempo non era altro che un gruppo di prigionieri a guardia di un cimitero di stelle.
Per quanto un mondo o una civiltà possa brillare, alla fine cadrà sempre nella rovina predestinata, in preda alla disperazione.
Eppure, perché la viaggiatrice che vaga nel vuoto sogna ancora un drago e un piccolo e fragile mondo?
Dopo innumerevoli millenni di silenziosa contemplazione, poco prima che la fine potesse raggiungerla, la viaggiatrice addormentata si risvegliò...
Rovina dal cielo
Le sfere celesti conferirono alla loro emissaria una piuma della rinascita: ogni peccato sarebbe stato rimesso al compiersi del destino. I tizzoni ardenti avevano dato fuoco al cielo, mescolandosi a una pioggia di sangue. La notte era diventata più luminosa del giorno.
Dai cieli cadde uno spuntone stellare che scosse gli astri stessi, il suo fulgore fu tale da offuscare persino la luce del falso sole.
Nella grande città sulla terra ghiacciata, le luci brillavano con la stessa intensità, e la sua grande sala del consiglio era ornata con stendardi d'ogni foggia.
Le frecce della ribellione, puntate verso la città celeste, erano pronte a sibilare; persino le Fate neonate erano armate per la guerra.
I capi dei ribelli sapevano che l'ora finale era giunta: piuttosto che aggrapparsi alla vita, scelsero di affrontare la morte con serenità.
Eppure, la più alta fra tutti gli angeli si fermò presso un piccolo e remoto luogo di preghiera, poiché desiderava rivolgere le sue ultime parole alla persona che per prima si era risvegliata.
"Cosa vedono i tuoi occhi? Una nuova speranza... o un destino segnato dalla morte?
Questo potrebbe non essere il finale che desideravamo, ma per me e te è più che sufficiente."
Per i suoi detrattori, ella era la figlia primogenita dei cieli traviata dalla tentazione; ma coloro che erano nati in catene non avrebbero mai potuto comprendere il valore della libertà.
Si rifiutarono di credere che le eccelse emissarie avrebbero osato tradire la grazia divina, e non osarono affrontare le menzogne del cielo.
Sulla piattaforma si ergeva un corpo un tempo mortale, ormai logorato e spezzato dal peso del tempo.
In quegli occhi, fulgidi come stelle, una fiamma dorata tremolò per poi spegnersi. La sua risposta finale non fu altro che un lungo silenzio.
"So bene che, alla fine del destino, ciò che attende questo mondo è una distruzione a cui nessuno può sfuggire, tuttavia...
Anche se, come le effimere, vivono e muoiono nell'arco di un giorno, essi combattono per un futuro lontano migliaia di anni.
La speranza riposa ancora nelle persone comuni, da loro emergerà qualcosa di più grande in futuro.
Ma il tempo guadagnato non basterà... Non affinché un miracolo possa mettere radici in quest'epoca."
"Tu hai acceso la prima fiamma, ma questa non è mai stata la tua guerra, non spetta a te portare il peso di un peccato che non ti appartiene.
Mio amore, che mi hai destato da un sogno d'ignoranza... Prega finché sei ancora in tempo, e torna nel mondo a cui appartieni."
Il chiodo del giudizio proiettò la sua ombra sulla terra, mentre la mente di colei che camminava dinanzi a tutti indugiava in un sogno lasciato incompiuto sulla landa desolata.
Anche se ciò avesse significato rimanere imprigionata per diecimila anni, e che le nevi dell'Estremo Nord sarebbero sprofondate in un'ombra ignota persino agli dèi...
Dai cieli cadde uno spuntone stellare che scosse gli astri stessi, il suo fulgore fu tale da offuscare persino la luce del falso sole.
Nella grande città sulla terra ghiacciata, le luci brillavano con la stessa intensità, e la sua grande sala del consiglio era ornata con stendardi d'ogni foggia.
Le frecce della ribellione, puntate verso la città celeste, erano pronte a sibilare; persino le Fate neonate erano armate per la guerra.
I capi dei ribelli sapevano che l'ora finale era giunta: piuttosto che aggrapparsi alla vita, scelsero di affrontare la morte con serenità.
Eppure, la più alta fra tutti gli angeli si fermò presso un piccolo e remoto luogo di preghiera, poiché desiderava rivolgere le sue ultime parole alla persona che per prima si era risvegliata.
"Cosa vedono i tuoi occhi? Una nuova speranza... o un destino segnato dalla morte?
Questo potrebbe non essere il finale che desideravamo, ma per me e te è più che sufficiente."
Per i suoi detrattori, ella era la figlia primogenita dei cieli traviata dalla tentazione; ma coloro che erano nati in catene non avrebbero mai potuto comprendere il valore della libertà.
Si rifiutarono di credere che le eccelse emissarie avrebbero osato tradire la grazia divina, e non osarono affrontare le menzogne del cielo.
Sulla piattaforma si ergeva un corpo un tempo mortale, ormai logorato e spezzato dal peso del tempo.
In quegli occhi, fulgidi come stelle, una fiamma dorata tremolò per poi spegnersi. La sua risposta finale non fu altro che un lungo silenzio.
"So bene che, alla fine del destino, ciò che attende questo mondo è una distruzione a cui nessuno può sfuggire, tuttavia...
Anche se, come le effimere, vivono e muoiono nell'arco di un giorno, essi combattono per un futuro lontano migliaia di anni.
La speranza riposa ancora nelle persone comuni, da loro emergerà qualcosa di più grande in futuro.
Ma il tempo guadagnato non basterà... Non affinché un miracolo possa mettere radici in quest'epoca."
"Tu hai acceso la prima fiamma, ma questa non è mai stata la tua guerra, non spetta a te portare il peso di un peccato che non ti appartiene.
Mio amore, che mi hai destato da un sogno d'ignoranza... Prega finché sei ancora in tempo, e torna nel mondo a cui appartieni."
Il chiodo del giudizio proiettò la sua ombra sulla terra, mentre la mente di colei che camminava dinanzi a tutti indugiava in un sogno lasciato incompiuto sulla landa desolata.
Anche se ciò avesse significato rimanere imprigionata per diecimila anni, e che le nevi dell'Estremo Nord sarebbero sprofondate in un'ombra ignota persino agli dèi...
Delibera dal cielo
Le sfere celesti conferirono alla loro emissaria una meridiana contrapposta al tempo: un inviolabile divieto fu sorgente d'ira. Osservare, calcolare, registrare e trascrivere: ogni mondo alla portata della saggezza viene inciso negli occhi del vuoto.
Per qualche ragione, la stirpe che affermava di aver trasceso il tempo continuava a portare avanti una missione eterna tra le stelle.
Nonostante fossero consapevoli che il buio, capace di cancellare l'esistenza stessa, fosse una fine ineluttabile e senza ritorno,
i cronisti, discendenti degli antichi, rimasero fedeli alla loro missione, incidendo ogni stella nella memoria.
E quella viaggiatrice, appena risvegliatasi dal vuoto, non era che una di quegli innumerevoli cronisti.
Sebbene la sua luce si fosse molto affievolita rispetto al fulgore dei suoi ricordi, la distesa stellata che la circondava, nella sua desolazione, ne testimoniava ancora l'esistenza.
Eppure tutto questo rientrava nelle aspettative della viaggiatrice, allineandosi quasi alla perfezione con i calcoli riportati sulla mappa stellare.
Solo un dettaglio divergeva: un singolo punto di luce non presente sulla mappa, la cui immagine pertanto si discostava leggermente da ciò che era stato predetto.
Nei ricordi che aveva archiviato nella biblioteca del suo lontano mondo d'origine, si trattava di un pianeta appena nato e abitabile.
Ora tuttavia giaceva avvolto da svariati e impenetrabili campi di forza, e la sua fiamma primordiale era stata privata dello splendore che avrebbe dovuto portare.
Richiamò alla mente ricordi da tempo coperti di polvere, ricordi di come, in un'epoca ormai lontana, aveva fatto visita al sovrano che governava quel mondo.
Dov'era finito quell'antico padrone? E perché il nuovo discendente aveva costruito un involucro che imprigionava ogni forma di vita al suo interno?
La stirpe dei cronisti si atteneva a leggi antiche, una delle quali imponeva di non interferire mai con ciò che osservavano.
Tuttavia, se quei sentieri ramificati del tempo, che sembravano racchiudere infinite possibilità, altro non sono che un velo d'ignoranza che conduceva a un'unica fine,
come mai siamo ancora spinti dall'istinto e dalla natura a esplorare ogni sentiero nel dedalo del destino?
Forse era giunto il tempo di cambiare, oppure era solo pura e semplice curiosità. La sua mente si addentrò nel mondo racchiuso nel guscio...
Per qualche ragione, la stirpe che affermava di aver trasceso il tempo continuava a portare avanti una missione eterna tra le stelle.
Nonostante fossero consapevoli che il buio, capace di cancellare l'esistenza stessa, fosse una fine ineluttabile e senza ritorno,
i cronisti, discendenti degli antichi, rimasero fedeli alla loro missione, incidendo ogni stella nella memoria.
E quella viaggiatrice, appena risvegliatasi dal vuoto, non era che una di quegli innumerevoli cronisti.
Sebbene la sua luce si fosse molto affievolita rispetto al fulgore dei suoi ricordi, la distesa stellata che la circondava, nella sua desolazione, ne testimoniava ancora l'esistenza.
Eppure tutto questo rientrava nelle aspettative della viaggiatrice, allineandosi quasi alla perfezione con i calcoli riportati sulla mappa stellare.
Solo un dettaglio divergeva: un singolo punto di luce non presente sulla mappa, la cui immagine pertanto si discostava leggermente da ciò che era stato predetto.
Nei ricordi che aveva archiviato nella biblioteca del suo lontano mondo d'origine, si trattava di un pianeta appena nato e abitabile.
Ora tuttavia giaceva avvolto da svariati e impenetrabili campi di forza, e la sua fiamma primordiale era stata privata dello splendore che avrebbe dovuto portare.
Richiamò alla mente ricordi da tempo coperti di polvere, ricordi di come, in un'epoca ormai lontana, aveva fatto visita al sovrano che governava quel mondo.
Dov'era finito quell'antico padrone? E perché il nuovo discendente aveva costruito un involucro che imprigionava ogni forma di vita al suo interno?
La stirpe dei cronisti si atteneva a leggi antiche, una delle quali imponeva di non interferire mai con ciò che osservavano.
Tuttavia, se quei sentieri ramificati del tempo, che sembravano racchiudere infinite possibilità, altro non sono che un velo d'ignoranza che conduceva a un'unica fine,
come mai siamo ancora spinti dall'istinto e dalla natura a esplorare ogni sentiero nel dedalo del destino?
Forse era giunto il tempo di cambiare, oppure era solo pura e semplice curiosità. La sua mente si addentrò nel mondo racchiuso nel guscio...
Ricompensa dal cielo
Le sfere celesti conferirono alla loro emissaria il dolce nettare: l'eterno banchetto spalancò le porte del desiderio. Il vento del cambiamento soffiava tra le terre sconfinate. Oltre i venti del Nord, i cieli ardevano di stelle.
Sulla terra ghiacciata sorgeva una città più forte del paradiso stesso, dove popoli d'ogni nazione si erano riuniti e vivevano in armonia.
Qui lavoravano per dei sogni che erano svaniti prima ancora di potersi avverare, per dei discendenti che non avrebbero mai incontrato.
Qui lavoravano per delle promesse che il loro creatore non aveva mai mantenuto, per le stelle che speravano di raggiungere un domani.
Il progresso, nato dalla saggezza proveniente da oltre i confini del mondo, a quel punto superava ogni giorno i traguardi raggiunti nell'arco di un secolo.
Lo spirito umano anela a tutto ciò che è nuovo, come ogni giovane razza nella sua innocenza.
Molti tabù, un tempo considerati inviolabili, venivano ora infranti, e ogni desiderio smodato veniva prontamente esaudito.
Essi cercavano le radici dell'evoluzione umana, affinché una nuova generazione potesse sorgere con menti più acute e corpi più forti.
Tracciarono le origini di ogni lingua, portando verità un tempo celate dal cielo in ogni angolo del mondo.
I misteri un tempo ritenuti blasfemi venivano ora insegnati liberamente ai bambini nelle scuole.
Il cielo non era mai sembrato tanto vicino, al punto tale che osarono credere di poterlo sfidare...
Ma questa non è una fiaba in cui l'eredità passa di padre in figlio; il giudizio del Signore dei Cieli non attende che i mortali raccolgano le proprie forze.
Con tempo a sufficienza, avrebbero potuto davvero dare vita a qualcosa di grande, in grado di trascendere ogni piano e destino.
Ma cosa importa? Questo mondo non era mai stato destinato a loro. Era quello il verdetto finale.
Quando la caduta verso la tentazione ha inizio, indipendentemente dalla via da percorrere, il risultato è il medesimo.
Il libero arbitrio non porta altro che incertezza e calamità. È questa la verità delle fredde leggi del cosmo.
I mortali che s'avventurano oltre i propri confini vanno messi in riga, così come i rami ribelli di un albero devono essere potati.
Ma è davvero questa l'unica risposta alla domanda fondamentale?
I miracoli non sono tali proprio perché sfidano ogni logica?
Eppure, per coloro che appartenevano a quell'epoca ormai passata, l'occasione di cercare tale risposta già non esisteva più...
Sulla terra ghiacciata sorgeva una città più forte del paradiso stesso, dove popoli d'ogni nazione si erano riuniti e vivevano in armonia.
Qui lavoravano per dei sogni che erano svaniti prima ancora di potersi avverare, per dei discendenti che non avrebbero mai incontrato.
Qui lavoravano per delle promesse che il loro creatore non aveva mai mantenuto, per le stelle che speravano di raggiungere un domani.
Il progresso, nato dalla saggezza proveniente da oltre i confini del mondo, a quel punto superava ogni giorno i traguardi raggiunti nell'arco di un secolo.
Lo spirito umano anela a tutto ciò che è nuovo, come ogni giovane razza nella sua innocenza.
Molti tabù, un tempo considerati inviolabili, venivano ora infranti, e ogni desiderio smodato veniva prontamente esaudito.
Essi cercavano le radici dell'evoluzione umana, affinché una nuova generazione potesse sorgere con menti più acute e corpi più forti.
Tracciarono le origini di ogni lingua, portando verità un tempo celate dal cielo in ogni angolo del mondo.
I misteri un tempo ritenuti blasfemi venivano ora insegnati liberamente ai bambini nelle scuole.
Il cielo non era mai sembrato tanto vicino, al punto tale che osarono credere di poterlo sfidare...
Ma questa non è una fiaba in cui l'eredità passa di padre in figlio; il giudizio del Signore dei Cieli non attende che i mortali raccolgano le proprie forze.
Con tempo a sufficienza, avrebbero potuto davvero dare vita a qualcosa di grande, in grado di trascendere ogni piano e destino.
Ma cosa importa? Questo mondo non era mai stato destinato a loro. Era quello il verdetto finale.
Quando la caduta verso la tentazione ha inizio, indipendentemente dalla via da percorrere, il risultato è il medesimo.
Il libero arbitrio non porta altro che incertezza e calamità. È questa la verità delle fredde leggi del cosmo.
I mortali che s'avventurano oltre i propri confini vanno messi in riga, così come i rami ribelli di un albero devono essere potati.
Ma è davvero questa l'unica risposta alla domanda fondamentale?
I miracoli non sono tali proprio perché sfidano ogni logica?
Eppure, per coloro che appartenevano a quell'epoca ormai passata, l'occasione di cercare tale risposta già non esisteva più...
Corona dal cielo
Le sfere celesti conferirono alla loro emissaria una splendida corona: dal potere incontrollato scaturì l'arroganza. Il debole bagliore delle tre lune non sarebbe bastato a celare il vento omicida sollevato dalle stelle cadenti.
Oltre i venti del Nord, nell'antica capitale, ribelli provenienti da ogni angolo della terra si radunarono sotto la gigantesca cupola.
La figlia primogenita, un tempo acclamata come stella del mattino, ora sedeva sul trono macchiata da un peccato imperdonabile.
Ella sollevò la lama che un tempo aveva spezzato le catene imposte al popolo, dinanzi alle file sempre più fitte dei suoi seguaci.
La messaggera ascese l'alta torre, preparandosi a proclamare ai cieli le sue parole blasfeme...
"La guerra finale sta per avere inizio, e io so già cosa desidero.
Per quanto sia ardua da conquistare, preferisco la libertà al conforto delle catene.
Rovesceremo il re dei cieli dal suo trono per portarlo dinanzi a una giustizia che trascende questo mondo...
Oppure verremo consumati dalla sua ira volubile, e periremo insieme al destino eterno che ha decretato.
"Io non credo nella prosperità perpetua. La felicità non è qualcosa che è possibile architettare.
Non credo nella corona dal settemplice splendore, né nutro speranza che la sua luce possa davvero redimere tutti.
Non credo nei canti intonati in ginocchio, poiché questo mondo appartiene a noi."
S'udì il secco fruscio di ali che si sfiorano tra loro, poiché fin dalla creazione non si erano mai radunati così tanti angeli in un solo luogo.
Come risvegliate dal fragore dei tamburi di guerra, bestie dimenticate dal mondo fiutarono l'odore del sangue che contaminava il divino.
Dalle valli prive di luce e dai confini più remoti dei mari esterni, finanche i più antichi padroni della terra emersero per rispondere al richiamo.
"Dalla sofferenza imposta dal fato, abbiamo forgiato la nostra pace. La nostra grande opera ha già da tempo superato la sua grazia.
Una candida stella arde oltre il falso firmamento, e con la sua stessa esistenza proclama la nostra vittoria.
Anche nel fallimento, nuove possibilità sorgeranno, poiché coloro che verranno dopo di noi ci stanno osservando.
Ammirate... Stanotte le stelle sfavillano!"
Oltre i venti del Nord, nell'antica capitale, ribelli provenienti da ogni angolo della terra si radunarono sotto la gigantesca cupola.
La figlia primogenita, un tempo acclamata come stella del mattino, ora sedeva sul trono macchiata da un peccato imperdonabile.
Ella sollevò la lama che un tempo aveva spezzato le catene imposte al popolo, dinanzi alle file sempre più fitte dei suoi seguaci.
La messaggera ascese l'alta torre, preparandosi a proclamare ai cieli le sue parole blasfeme...
"La guerra finale sta per avere inizio, e io so già cosa desidero.
Per quanto sia ardua da conquistare, preferisco la libertà al conforto delle catene.
Rovesceremo il re dei cieli dal suo trono per portarlo dinanzi a una giustizia che trascende questo mondo...
Oppure verremo consumati dalla sua ira volubile, e periremo insieme al destino eterno che ha decretato.
"Io non credo nella prosperità perpetua. La felicità non è qualcosa che è possibile architettare.
Non credo nella corona dal settemplice splendore, né nutro speranza che la sua luce possa davvero redimere tutti.
Non credo nei canti intonati in ginocchio, poiché questo mondo appartiene a noi."
S'udì il secco fruscio di ali che si sfiorano tra loro, poiché fin dalla creazione non si erano mai radunati così tanti angeli in un solo luogo.
Come risvegliate dal fragore dei tamburi di guerra, bestie dimenticate dal mondo fiutarono l'odore del sangue che contaminava il divino.
Dalle valli prive di luce e dai confini più remoti dei mari esterni, finanche i più antichi padroni della terra emersero per rispondere al richiamo.
"Dalla sofferenza imposta dal fato, abbiamo forgiato la nostra pace. La nostra grande opera ha già da tempo superato la sua grazia.
Una candida stella arde oltre il falso firmamento, e con la sua stessa esistenza proclama la nostra vittoria.
Anche nel fallimento, nuove possibilità sorgeranno, poiché coloro che verranno dopo di noi ci stanno osservando.
Ammirate... Stanotte le stelle sfavillano!"